Irvine Welsh: Porno | IL BLOGGO

Questo articolo è apparso su Il Bloggo di Herr Joe e Madame Freida il 25 ottobre 2013.
Il Bloggo, pubblicato su WordPress, si occupava di recensire prodotti narrativi di tutti i tipi: libri, film, serie TV e anche fumetti.

Tra i critici, molti hanno sostenuto che Skagboys fosse meglio di Trainspotting; potrei anche essere d’accordo, considerato l’equilibrio tra le voci narranti e la miglior coesione della trama, non fosse per quel pruriginoso moralismo sotteso che mancava al giovane, schietto Irvine, e di cui francamente nessuno sentiva il bisogno. Pur tuttavia, il migliore dei tre secondo me rimane Porno – ed ecco, se presenta un problema, certo non è il moralismo.

Il protagonista questa volta è Sick Boy: un nuovo Simon David Williamson che, abbandonata la brown, pippa cocaina come non ci fosse un domani. Una festa per i suoi deliri di grandezza e le manie paranoidi – manie che, dopotutto, ha ragione di avere, dopo essere stato piantato in asso da Renton nell’avventura dello spaccio a Londra. Da allora, le cose sono parecchio cambiate; Mark si è nascosto sailcazzodove (Amsterdam), Begbie è in galera, Dianne va a vivere da Nicola, la nuova sbrodina universitaria che si fa convincere da Gas Terry a girare film porno al piano superiore del bar leithiano rilevato da Sick Boy. Spud, dal canto suo, ha una vita difficile con Ali ed il loro paciocchino – ma è solo quando si lascia suggire con Simon che Rents gli ha restituito la sua parte di bottino, che le cose precipitano.

Moralismo, dicevamo, completamente assente. Il connubio tra la graziosa immagine di copertina e la parte di trama relativa ai porno casalinghi potrebbe, da questo punto di vista, depistare un po’; in altri romanzi irviniani ce ne sono state, di scene di sesso, che mi hanno fatto vergognare di starle leggendo, basti pensare ad alcune pagine del Lercio o anche all’allegro giochino con capra & cavoli in uno dei racconti di Ecstasy. In realtà, Porno non è così porno e, fatta eccezione per una memorabile scopata al limite dello stupro cui partecipa Spud, il tono è quasi documentaristico, come se davvero fossimo registi al di là della macchina da presa e stessimo ragionando su come inquadrare al meglio una Reverse Cowgirl.

L’assenza di moralità cui mi riferivo è piuttosto da ravvisarsi nelle voci dei personaggi, nei loro pensieri sinceri al limite dell’oscenità, nel modo in cui si mangiano in testa a vicenda pur di sopravvivere; nel momento del bisogno, sia esso fisiologico o consumistico, qualunque millantato rapporto affettivo passa in secondo piano. Se con Skagboys Irvine è poi voluto tornare sui suoi passi e farci credere che ci fosse un seppur piccolo germe di bontà nei ragazzi di Leith, in Porno troviamo semplicemente riconfermato l’antico detto per cui homo homini lupus e la cattiveria non è altro che l’ingenuità della giovinezza divenuta adulta.

Personaggi grandiosi, quindi, Nikki e Sick Boy in testa; assolutamente credibili e tuttavia non esagerati – niente a che vedere, insomma, con la seppur godibile Samantha di Ecstasy. Certo, un conto è sviluppare un personaggio in un racconto breve, un altro è spalmarne la psiche su 536 pagine (edizione italiana).

Ecco, il vero problema di Porno è la lunghezza, anzi, la lentezza. I romanzi migliori di Welsh non si possono certo dire corti; Colla, al secondo posto tra i miei preferiti, ne conta ben 558, eppure scivolano giù per il gozzo che è tutto dire. In Porno, le situazioni sono descritte talmente nei minimi dettagli da espandersi e ottenebrare i sensi, quella che si potrebbe definire la deriva estrema (e negativa, tutto sommato), del ricorso totale al mostrato.

Anche sfogliando il libro, in questo momento, fatico a ritrovarmi da un capitolo all’altro; gli eventi sono diradati, gli spazi tra un momento topico e l’altro gonfi di parole, di descrizioni inutili. Non si tratta, per altro, di pagine in cui vengano dipinti stili di vita poi così estremi: che Spud e i suoi compari fumino crack e più o meno qualunque cosa prenda fuoco, è ormai risaputo, e nessuno ha realmente bisogno di sapere quante cose sia capace di fare Terry con il proprio attrezzo, specie non dopo Colla. Certo il linguaggio è sempre brillante e godibile, stiamo parlando di Welsh e non di chicchessia – pure, tagliare qualche decina di pagine non avrebbe guastato.

Leggendo le dichiarazioni di Irvine stesso al riguardo, forse parte del problema potrebbe essere stata generata dalla necessità di inserire tutti i personaggi di Trainspotting per far seguito all’illuminazione che identificava il ragazzo di Nikki in Sick Boy. Personalmente, trovo che i ruoli calzino a pennello (Irvine è d’accordo, almeno su SDW) e non mi è sembrata una forzatura né che fossero loro i protagonisti, né che i rispettivi caratteri si evolvessero come descritto. Forse, però, l’enorme portato emotivo legato a personaggi ormai così noti e amati dal pubblico ha fatto sentire Welsh in dovere di scavare a fondo dentro le loro vite, fino a raschiare la superficie scabra della noia.

Il finale stesso SPOILER! deve molto a Trainspotting: Rents, aiutato da Dianne e Nikki, frega Sicky ancora una volta. FINE SPOILER!
Non si può davvero dire che dispiaccia, visto il disgusto nauseabondo che Simon riserva agli altri ed avvelena le pagine a lui dedicate, facendolo risultare non solo tutto meno che simpatico, ma anche ben indegno di altra compassione oltre l’overdose di piagnistei che dedica alla sua povera condizione. Pure, rimane che Mark è uno stronzo fatto e finito di proporzioni anche maggiori, specie considerata l’ipocrisia da “la verità è che sono una persona cattiva, ma questo cambierà, io cambierò” con cui ancora si mena per il naso quando si guarda allo specchio. Ad ogni modo, la risoluzione finale degli eventi giunge davvero inaspettata, paradossalmente anche perché molti dei protagonisti la paventano spesso.

Porno, tutto sommato, rimane un ottimo romanzo, zeppo di intuizioni sociologicamente inquietanti a proposito della società moderna (ossessionata dal proprio sfintere) e dello sguardo pornografico che l’uomo, a ben vedere, non subisce da parte dei media, ma anzi integra nella propriocezione. La scelta di un abito, il dichiarare la propria facoltà universitaria o il proprio orientamento ideologico – non originano forse da una dissezione voyeuristica che l’individuo opera di se stesso? Come dice d’altronde Sick Boy,

Questa è la vera essenza del porno, un processo sociale ed emozionale. Di avere un rapporto genitale sono capaci tutti…