Masasumi Kakizaki: Hideout | IL BLOGGO

Questo articolo è apparso su Il Bloggo di Herr Joe e Madame Freida il 26 Marzo 2014.
Il Bloggo, pubblicato su WordPress, si occupava di recensire prodotti narrativi di tutti i tipi: libri, film, serie TV e anche fumetti.

Come ogni genere che sia stato adeguatamente rappresentato, anche l’horror ha ormai i suoi stilemi, le sue strade narrative consolidate e anche vere e proprie vie maestre aperte dal passaggio di parecchi carri celebri. Le possibilità sono due: ricercare l’originalità dell’inventiva, a costo perfino di trovate tanto assurde da diventare idiote (si pensi al mangano assassino del caro Stephen King), oppure sperimentare stili differenti cercando nuove prospettive.

É proprio in questo secondo filone di narrativa horror che si inserisce Hideout, di Masasumi Kakizaki, edito in Italia dalla Planet Manga qualche mese fa. L’opera, scritta originariamente nel 2010 è la prima di genere horror scritta da Kakizaki, mangaka acclamato per lo straordinario successo del seinen Rainbow.

La trama non è, appunto, particolarmente originale: uno scrittore esasperato dalla vita tenta l’omicidio della moglie, nell’isola in cui sono andati in vacanza sperando in un nuovo inizio della loro vita di coppia. Certo quello che é imprevedibile è il seguito, in cui qualcosa che si nasconde nelle viscere della terra cambierá radicalmente il viaggio di Seiichi e sua moglie Miki. Non mancano i colpi di scena, sia nel cupo presente in cui i due protagonisti si trovano a dover lottare per la vita, sia nel racconto degli eventi precedenti il viaggio. Il ribaltamento dei ruoli, la dinamicitá della definizione di “cattivo” da attribuirsi ai personaggi, il male che si genera dall’animo umano e non trova una spiegazione razionale ricordano alcuni racconti di Poe; nel finale ci sembra di poter comprendere la psiche del mostro e perfino le sue ragioni, ma da dove arrivi o si sia generato rimane un mistero insoluto.

Il punto di vista della narrazione è ben fisso nella testa di Seiichi e, infatti, lui è l’unico personaggio di cui sia mostrata introspezione psicologica; mentre la moglie è stronza perchè sì e il mostro è cattivo perchè mostro, di Seichici ci viene mostrata l’evoluzione. La vita ha vessato questo scrittore nel peggiore dei modi possibili, ma tutto il patetismo che si genera dal vedere le esasperatamente tristi peripezie del protagonista ha il fine di rendere ancora piú profondo ed evidente il contrasto col finale.

Un horror psicologico, dunque, in cui però certo non si lesina sull’elemento splatter: gli schizzi di sangue saranno pure in bianco e nero (solo le prime pagine sono a colori), ma mantengono la loro forza espressiva. Il tratto di Kakizaki è spettacolare: cupo e pieno di campiture nere (però mai a sproposito) per gli eventi orrorifici, luminoso e leggero per i flashback del tempo felice. La linea è sempre pulita, i volumi ed i volti dei personaggi sono ben definiti. Non mancano i particolari, specialmente nel volto del mostro, ma siamo agli antipodi rispetto a un tratto volutamente grezzo e sporco come quello di Dorohedoro. La sola qualità delle tavole vale l’intero prezzo del manga, che forse, con i suoi 7,50 Euro, per essere un volume unico potrebbe essere considerato un po’ costoso.

Dove la trama viene meno, dunque, compensa l’aspetto grafico, anche in termini di storyboard e disposizione delle vignette. La capacità di Kakizaki di sorprendere il lettore ricorda molti dei colpi di scena migliori di Claymore (che sì, a me hanno fatto paura).

Forse, l’unico aspetto che può smorzare la tensione, specialmente nelle prime pagine, è il fatto che il conflitto tra Seiichi e sua moglie sia da subito palese: il manga viene presentato come l’ultimo libro scritto da Seiichi, il quale dichiara immediatamente di aver ucciso Miki. Così, alcune scene con un grande potenziale di inquietudine e terrore perdono forza. Ad esempio, ad un certo punto la macchina su cui viaggiano i protagonisti si ferma in mezzo alla giungla, e Seiichi afferma di aver finito la benzina; intanto, però, Masasumi Kakizaki ci mostra il contatore del carburante che segna il serbatoio ancora pieno per metà. Ecco che le cattive intenzioni di Seiichi nei confronti della moglie sarebbero subito risultate chiare, anche senza la necessità di palesarle prima al lettore.

Non so se, come dichiara la quarta di copertina, Hideout sia paragonabile a Shining; onestamente, a parte la follia del protagonista, non ho notato molti punti in comune. A meno che, certo, non si parli dell’inquietudine che permane una volta terminata la lettura… allora sì, sarei senz’altro d’accordo.