The Walking Dead: S01E01 | IL BLOGGO

Questo articolo è apparso su Il Bloggo di Herr Joe e Madame Freida il 30 Marzo 2014.
Il Bloggo, pubblicato su WordPress, si occupava di recensire prodotti narrativi di tutti i tipi: libri, film, serie TV e anche fumetti.

The Walking Dead è tra le serie più apprezzate degli ultimi anni e si pregia di aver riportato in auge i cari, vecchi morti viventi. Benchè siano annoverati tra le grandi minacce horror del nostro secolo, insieme ai vampiri e ai lupi mannari, è difficile trovare qualcuno che sia davvero spaventato dagli zombie. D’altra parte, uno zombie canonico è stupido ed è tanto lento che lo si può seminare correndo; può forse avere un minimo vantaggio iniziale se non ci si aspetta che un cadavere si rianimi, ma se si accetta lo stato delle cose e si sta lontani dai luoghi affollati, be’, non è che un morto vivente sia una sfida così terribile.

Così, molti sono scettici all’idea di qualunque nuovo prodotto narrativo che coinvolga gli zombie, specie in un’epoca in cui si rifugge sempre più l’idea del mostro cattivo “perché sì” e si preferisce un’introspezione psicologica, anche sommaria. La vostra Fedi, invece, un po’ per amor di protesta e un po’ seriamente, crede che gli zombie abbiano ancora molto da dire. Perciò, è stato con grande aspettativa, aumentata tra l’altro dall’hype cresciuto nel web, che, una sera dell’anno scorso, ho recuperato in streaming il primo episodio di The Walking Dead.

Ora, io capisco che, alla ventordicesima puntata della millantesima stagione, lo spettatore assiduo si sia affezionato ai personaggi ed alle vicende e sia realmente preso dagli eventi e voglia sapere come va a finire, a qualunque costo. Quello che non capisco, è come chicchessia possa aver guardato la prima puntata della prima stagione di The Walking Dead e aver avuto voglia di continuare. I miei testicoli metaforici si sono suicidati per la noia a circa metà dei 60 e passa minuti dell’episodio.

Gli effetti speciali sono notevoli e gli zombie visivamente credibili, certo. Mi sta anche bene che, viste le limitate possibilità offerte da mostri come questi, si decida di concentrare la serie sulle dinamiche sociali e relazionali dei sopravvissuti, e naturalmente sono pronta a farmi spappolare le sempre metaforiche gonadi dalle seghe mentali del protagonista. Però, ed è un grande però, il gioco deve complessivamente valere la candela.

Come scrivevo nell’articolo su Hideout, non per forza un buon horror deve basarsi su idee innovative: la rielaborazione dei clichè, se fatta con criterio, è ugualmente interessante e può ugualmente condurre a ottimi risultati. La storia degli zombie nella narrativa moderna è piena di esempi di rielaborazione ben riusciti, uno tra tutti Zombieland; nel confrontarsi con il classico ed abusato tema dell’apocalittico contagio globale, Zombieland punta su una ironia graffiante e su un protagonista paranoico con una prospettiva originale sugli accadimenti. E okay, si parla di un film, che ha tempistiche e tecniche narrative completamente differenti rispetto ad una serie televisiva, ma i punti di forza di Zombieland sono evidenti fin dai primissimi minuti. In un intero, lunghissimo episodio di The Walking Dead, non ho francamente capito quali dovrebbero esserne i punti di forza.

I tempi sono costantemente dilatati, ma raramente ciò genera tensione e suspense.
Il “già visto” non si limita alle scene canoniche richieste da ogni apocalisse zombie che si rispetti, ma si estende anche a quei rapporti umani che, come dicevo prima, si presume debbano essere il motore della serie. Inoltre abbondano le incongruenze, e personalmente non ho provato nessun piacere a seguire le vicende di un protagonista che non mi pentirei di definire beota.

Giusto nella primissima scena, Rick arriva con la macchina ad una pompa di benzina e si aggira tra le auto abbandonate. Ha la pistola ben riposta nella fondina, al punto che inizialmente lo avevo ritenuto del tutto privo di armi; quando sente dei rumori sospetti pensa bene di sdraiarsi a guardare sotto un’auto, in una posizione in cui potrebbe fare la fine del topo senza dire né ah bah. Poi, quando si rende conto di avere a che fare con una bambina sporca e lacera, palesemente uno zombie, la chiama per farla girare e ha cura di aspettare che lei prenda la rincorsa prima di spararle in testa. A questo punto, bah lo dico io.

Certo, in seguito ci rendiamo conto che Rick si è da poco svegliato dal coma (nota bene: provvisto di mutande) e non è così avvezzo all’apocalisse dei morti viventi come avremmo potuto pensare. Appunto per questo, non sarebbe stato più credibile un Rick spaventato e pronto a far fuoco contro qualunque cosa si muova?

Insomma, ci sarebbe voluto un protagonista un po’ più simile al bambino diffidente che, non riuscendo a capire se si tratti di uno zombie, ad ogni buon conto spatascia una pala sulla faccia del nostro Rick. Questo bambino in effetti deve essere rimasto l’unico davvero sano di mente: suo padre, che fa tanto l’esperto di sopravvivenza ai morti viventi, si porta in casa un Rick svenuto senza nemmeno aver appurato di che tipo sia la ferita che lo indebolisce. In un mondo dove sempre più spesso la gente viene morsa, ha la febbre e poi si risveglia per assaggiare carne umana, un sopravvissuto che conservi il corpo ferito di un completo sconosciuto rimarrà sopravvissuto ancora per poco.

Per dirla in poche parole, The Walking Dead mi ha perplessa molto. Citando a ruota libera le incongruenze della prima puntata, abbiamo innanzitutto Rick che, per sparare ad uno zombie oltre una rete di ferro, si avvicina fin quasi a limonarselo (nel dubbio, io starei ben lontana dal sangue scuro di un cadavere putrescente). Poi, sempre Rick, in uno sfoggio di crudeltà immotivata che nemmeno Barbablù, torna dal torso di zombie a cui ha rubato la bicicletta e osserva come il rimasuglio di cadavere si trascini sui gomiti attraverso il prato. Non contento, spara in fronte alla mezza mummia quando, è bene ricordarlo, il rumore degli spari di solito attira altri zombie. Il top credo venga raggiunto allorchè, in una fattoria piena di corpi coperti di mosche, il nostro Rick, rimasto senza benzina, trova un cavallo vivo e in ottima salute. come è possibile se nessuno era in grado di nutrirlo e ci sono zombie in ogni dove? Sì, perchè agli zombie piacciono anche gli animali: poco dopo, il nostro poliziotto entra in città trottando allegramente lungo un’autostrada deserta e, quando dietro un angolo incontra la prevedibile orda di zombie, il cavallo viene immediatamente sbranato.

Capite cosa intendo per protagonista beota? La strada in direzione opposta è intasata di carcasse di auto che cercavano di uscire dalla città – chi sarebbe così deficiente da ficcarsi proprio nella tana del leone? No, se avete risposto Rick non avete vinto nulla.

Ora, The Walking Dead ha vinto un sacco di premi ed è generalmente una serie molto apprezzata, perciò mi rivolgo a voi lettori con un appello accorato: fatemi capire perché varrebbe la pena continuare a guardarla, spiegatemi cosa vi ha catturato. Sono estremamente curiosa.