Letteratura horror-pop per bambini | IL BLOGGO

Questo articolo è apparso su Il Bloggo di Herr Joe e Madame Freida il 2 Aprile 2014.
Il Bloggo, pubblicato su WordPress, si occupava di recensire prodotti narrativi di tutti i tipi: libri, film, serie TV e anche fumetti.

Personalmente non trovo che l’horror (come il weird e finanche alcune punte di bizarro fiction) sia un genere o un passatempo riservato solo agli adulti. Anzi, secondo il mio modesto parere, sperimentare una buona dose di elementi orrorifici durante l’infanzia accresce il sense of wonder dei bambini e spesso impedisce che questi si trasformino troppo presto in noiose persone normali. Certo vanno fatte le dovute distinzioni e vanno posti dei limiti – non c’è nulla di buono o utile in un bambino terrorizzato a morte da un pagliaccio che risale i tombini o anche solo da dinosauri carnivori scappati dalle loro gabbie – ma meno restrittivi di quanto si credano.

Che una certa dose di paura sia sana ed inevitabile, lo sapevano bene per esempio Heinrich Hoffmann e i fratelli Grimm, che con il Tagliapollici e le streghe cattive sapevano bene come spaventare i loro polli. col passare del tempo, i bambini sembrano essere diventati sempre di più una specie da proteggere: prima Walt Disney ha reso la Regina Cattiva solo una matrigna e non la madre naturale di Biancaneve, e poi in un attimo si è arrivati a Monster High, in cui ogni parte di disgusto di un mostro è sublimata in accessori fashion.

Forse l’ultima epoca d’oro dell’horror rivolto ai più piccini è stata tra la metà degli anni ’70 e metà dei ’90: i libri editi in quel periodo, specialmente pop-up, sono dei piccoli gioielli dai colori accesi e dalle tinte mediamente forti. Non solo non sfigurano nella libreria di un adulto grosso e vaccinato, ma forniscono anche più di uno spunto per via delle atmosfere e delle idee che vi sono contenute.

Eccone alcuni direttamente dalla mia libreria:

  •  Il Grande Gatto, di Sabine (1973)
La copertina de Il Grande Gatto

La copertina de Il Grande Gatto

Benchè porti scritto in quarta di copertina che viene presentato nientepopodimeno che da Jacques Prévert, questo libro è semi sconosciuto. La trama è sufficientemente senza né capo né coda da risultare suggestiva: in una sera di tempesta, un bambino trova fuori dalla finestra una palla di pelo rossiccia, che rotola piano. La accoglie in casa, se la porta nel lettino, e nei giorni seguenti la palla si rivela essere un gatto rosso con le scarpe. Mettendo in disordine e combinando disastri, il gatto fa divertire il bambino: si appendono al lampadario, giocano a palla, il bambino cavalca la coda del gatto. Sì, perché più il tempo passa e più il micio diventa enorme, e in casa non ci entra più; un giorno, preso il bambino per mano, si allontana nel cielo. Un finale che non si può definire triste, e che però lascia sottilmente inquietati. Nella casa non ci sono adulti, i colori delle stanze sono cupi, le proporzioni sbagliate e le stanze enormi: il gatto cresce e cresce fino a colmare i pavimenti sterminati e privi di giochi e fissa il minuscolo bambino (e il lettore) con dei grandi occhi rossi come le proprie scarpe. Come scrive Prévert nella presentazione,

il bambino […] sa credere che tutto è successo veramente, che è vero come un sogno vero

e, in effetti, quando ero bambina questo era uno dei miei libri preferiti e delle proporzioni sbagliate non me ne è mai infischiato molto.

La storia, per quanto assurda, viene narrata con una forte attenzione al mostrato: lo scompiglio che il gatto porta in casa viene descritto tramite tutte le piccole sciocchezze che il micio compie, e, quando cresce, vengono specificate una per una le difficoltà fisiche che l’enorme essere incontra nel muoversi per l’appartamento. Ecco che, fornendo dettagli palpabili, la mancanza di una spiegazione per gli accadimenti passa in secondo piano, e il lettore è disposto a credere alla storia del Grande Gatto.

Il Grande Gatto diventa enorme!

Il Grande Gatto diventa enorme!

Proporzioni irrealistiche

Proporzioni irrealistiche

  • La Casa dei Fantasmi, di Jan Pieńkowski (1979)
La copertina dell'edizione inglese de La Casa dei Mostri

La copertina dell’edizione inglese de La Casa dei Fantasmi

Jan Pieńkowski è un creatore di libri pop-up molto apprezzato e discretamente conosciuto all’estero. Nel 1980 la Mondadori pubblica, nella collana Libri per Ragazzi, la traduzione italiana del famoso Haunted House: il proprietario di questa villa misteriosa, dalla cui buca per le lettere spunta la mano di un mostro, ha deciso di consultare un dottore perché da qualche tempo non riesce a dormire bene e ha perso l’appetito. Ce lo racconta lui stesso, rivolgendosi al lettore in seconda persona, nelle didascalie sul bordo inferiore della pagina. A fare da contraltare ironico, le enormi e ricche illustrazioni che balzano fuori dal centro del libro e si possono esplorare e muovere.

Sono diverse le citazioni di opere famose: il quadro che muove gli occhi si rifà forse al film Invito a Cena con Delitto, uscito solo tre anni prima, e i resti di cibo indemoniati nel frigo fanno il verso a tanti horror B-movie che verranno poi condensati nel frigorifero infernale di Ghostbusters. Infine, oltre all’immancabile scheletro nell’armadio abbiamo anche un letto a baldacchino con fantasma che fa il verso all’Incubo di Füssli. I colori del volume sono vividi e le campiture abbastanza uniformi, con una estetica che ricorda molto i primi film in Technicolor. Il tratto è spesso e marcato, ma non mancano i particolari da osservare sfogliando e riguardando La Casa dei Fantasmi: i topolini che girano per casa, i titoli dei libri esposti, la navicella spaziale che si avvicina… .

Mostri nel bagno

Mostri nel bagno

  •  Giochi d’ossa, di Janet e Allan Ahlberg (1980)
La copertina di Giochi d'Ossa

La copertina di Giochi d’Ossa

Sono numerosissime le avventure di Scheletro Grande, Scheletro Piccolo e Scheletro Cane, ed il loro successo è stato tale che Funnybones è diventato perfino una serie di cartoni animati. Non si può parlare di horror in senso proprio, in questo caso, perché di spaventevole c’è poco o nulla: i protagonisti sono sì tutti d’ossa, ma hanno tratti raddolciti e si confrontano con episodi comuni della vita di tutti i giorni, come portare fuori il cane o andare allo zoo cittadino. Ciò che veramente è originale in Funnybones è il continuo sottolineare la fisicità degli scheletri:

[…] dal cervello (per così dire) dello scheletro piccolo […]

[…] da far rizzare i capelli in testa (per così dire) […]

[…] da far accapponare la pelle (per così dire) […]

La mancanza di cervello, capelli o pelle è un limite al quale gli scheletrici personaggi non possono scampare, intrinseco al loro essere; venire meno a questo tipo di presupposti creerebbe nonsense, un po’ come un vampiro che può evitare di succhiare il sangue della giovane donna che gli si accompagna (o come uno zombie in grado di pensare, vedi Warm Bodies). Certo, le avventure dei nostri scheletrini non vengono granchè influenzate da questi limiti – tranne quando Scheletro Cane va a sbattere contro una panchina e deve essere ricomposto – ma continuare a sottolinearli costituisce un buon promemoria per momenti futuri.

  •  Buuh! Che paura!, di Kees Moerbeek (1993)
La copertina dell'edizione inglese di Buuh! Che paura!

La copertina dell’edizione inglese di Buuh! Che paura!

Sono molti i libri pop-up di Moerbeek che si basano sull’idea di mescolare differenti personaggi per creare nuove entità; in Boo Whoo?, l’autore si cimenta con i mostri classici dell’immaginario orrorifico. Dal teschio al gatto nero, dalla mummia al fantasma, questo libricino ha testi scarni ed è pensato per essere letto ai più piccoli, eppure concentra al proprio interno diversi spunti interessanti. Innanzitutto, nelle brevi descrizioni dei mostri si ricerca quasi sempre l’originalità: il teschio è affamato, il fantasma occupato dopo mezzanotte. Inoltre, il mostro finale è sì brutto e cattivo, ma dichiara di voler giocare con il lettore e, quindi, aiuta ad insidiare l’idea di banale manicheismo che vorrebbe gli antagonisti degli horror malvagi per principio e privi di introspezione psicologica. Da ultimo, Boo Whoo? sollecita la fantasia proponendo creature insolite come il Mumstro, il Tenero o il Gattoschio, in copertina; chiedersi le proprietà di questi mostri, o interrogarsi sul loro aspetto, è uno dei primi passi per sviluppare una ricca inventiva.

Aiuto, un Mumstro!

Aiuto, un Mumstro!

  •  La casa dei mostri, di Maria Vago (1995)
La copertina de La casa dei mostri

La copertina de La casa dei mostri

Due zii antipatici e che non vogliono la nipotina in mezzo ai piedi le raccontano che la casa è piena di mostri e, perciò, è bene che non curiosi in giro e stia in cucina a fare il suo puzzle da 2500 pezzi. Livia, la protagonista, non si fa troppi scrupoli e, puzzle alla mano, fa visita a tutti gli occupanti della villetta: dal Mostro dei Dolci al Mostro del Ripostiglio, passando per i fastidiosi Mostriragnateli e affrontando il temibile Mostro Topastro. La narrazione è piana e chiara, con precisi elementi di descrizione fisica degli esseri affrontati dalla bambina; le frasi sono brevi, e l’autrice è in grado di generare una certa suspense, complici le illustrazioni a tutta pagina, realizzate con tecniche miste da Chiara Carrer (Premio Internazionale d’Illustrazione Catalonia). Benché la morale sottesa alla storia sia indubbiamente un po’ banale, La casa dei mostri merita la lettura per diversi motivi, a cominciare dal tono crudo con cui viene descritta la morte degli zii per mano del Mostro del Televisore:

Livia canta a squarciagola, come fa sempre quando è nella vasca da bagno, perciò non sente le grida disperate che arrivano dal salotto.

Degna di nota è anche l’incredibile calma ed il sangue freddo che Livia dimostra non solo nell’affrontare i Mostri, ma anche nel prendere atto della morte degli zii e nel raccogliere le sue cose per incamminarsi verso casa. Lungi dall’essere una bambina bisognosa di aiuto, Livia è saggia e consapevole delle armi a sua disposizione – in nuce, una piccola Buffy o Anita Blake.

Suspense!

Suspense!

Il Mostro dei Dolci

Il Mostro dei Dolci

  • Piccolo Vampiro. Diario, di Sonya Holleyman (1995)
La copertina di Piccolo Vampiro. Diario

La copertina di Piccolo Vampiro. Diario

Il personaggio di Lucy il Vampiro, nell’originale chiamata Mona, ha avuto grande fortuna in Francia e in alcuni paesi anglofoni, tanto da meritarsi il ruolo di protagonista di una serie di cartoni animati e dare il via ad un merchandising che prosegue ancora oggi. Il Diario del Piccolo Vampiro è tra i libri pop-up più divertenti che io abbia mai sfogliato: occhiali vampireschi, una mappa della Terra dei Vampiri, saliva di ape e ali di pipistrello sono solo alcune tra le cose che si possono toccare. Ci sono perfino degli orecchini a serpente realmente indossabili, anche se, certo, con cautela. Nel paginone centrale una sorta di gioco dell’oca ha per protagoniste le stesse cimici che, solo poche pagine prima, Lucy ha presentato in una epica ricerca di scienze. Non mancano dei messaggi cifrati in codice vampiresco e anche il diario di Zanna, il fedele gatto vampiro di Lucy. In tutto questo, l’aspetto forse più bello del Diario è che, nei testi, Lucy si riferisce sempre a se stessa come fosse realmente una vampira e, allora, diventa difficile distinguere dove finisca il semplice disegno del vomito di Zanna e dove, invece, le macchie verdi sull’imbottitura dei cerotti siano davvero pus maleodorante.

Vomito disegnato e... la mappa della terra dei vampiri

Vomito disegnato e… la mappa della terra dei vampiri

Yum! Una ricerca sulle cimici morte!

Yum! Una ricerca sulle cimici morte!

  • Dimmi se ti fa paura, di Quarenghi, Colombo e Lorenzini (1995)
La copertina di Dimmi se ti fa paura

La copertina di Dimmi se ti fa paura

Spesso, quando un bambino ha paura, l’adulto scocciato si limita a rispondere che non esistono né le streghe, nè gli orchi, né altre simili corbellerie. Difficilmente il mocciosino verrá rassicurato da un atteggiamento del genere; per la mente del bambino, le streghe e le corbellerie hanno lo stesso statuto di esistenza delle cose tangibili del mondo, e non basta affermare il contrario per esserne protetti. Ecco perché libri come Dimmi se ti fa paura dovrebbero essere piú conosciuti: a suggerimenti utili per la vita di tutti i giorni (conosci il tuo numero di telefono e il tuo indirizzo?), gli autori hanno affiancato consigli su come affrontare un mostro o una strega, corredati anche da illustrazioni particolareggiate. Niente edulcorazioni o pudichi moralismi, in queste pagine troviamo coltelli dalle lame insanguinate, cavalieri demoniaci e perfino la Morte. Non avrebbe senso trattare come inesistenti delle minacce che il bambino avverte come reali: meglio fornirgli i mezzi pratici per sentirsi in grado di combatterle!

Cavalieri demoniaci...

Cavalieri demoniaci…

... e paure varie. Con i bambini non si scherza.

… e paure varie. Con i bambini non si scherza.

Lo sapevate? Alcuni di questi libri sono ancora in commercio. Un’ottima idea regalo!