La via di Kullervo verso il Lato Oscuro: Anakin e Luke come due versioni dello stesso mito

Questo articolo fa parte della miniserie Kullervo colpisce ancora. Potete leggere qui l’introduzione e qui la prima parte della miniserie.

Come detto negli articoli precedenti, sono dell’idea che la trama di Star Wars sia stata indirettamente influenzata da una delle storie più conosciute tra quelle contenute nel Kalevala: la triste vicenda di Kullervo, il tragic hero spesso interpretato come il simbolo della lotta del popolo finlandese per ottenere l’indipendenza.

Siamo nel Runo numero 31 del Kalevala, e lo scontro tra due fratelli, Untamo e Kalervo, finisce in tragedia: Untamo stermina la tribù di Kalervo, fatta eccezione per una giovane donna incinta.

Kullervo, il nuovo nato, sopravvive ai tre tentativi dello zio di ucciderlo e in seguito, poiché mostra di avere pericolose qualità magiche e fatica ad adattarsi, viene venduto come schiavo al fabbro Ilmarinen. Costui gli assegna il compito di pastore, ma Kullervo si infuria: la moglie di Ilmarinen gli ha cucinato una pagnotta piena di pietre, e, nel tentativo di tagliarla, Kullervo ha rotto l’antico coltello che costituiva il suo unico legame con la famiglia di origine. Così, Kullervo maledice la moglie di Ilmarinen e la donna viene uccisa dalla mucca che stava mungendo.

Riuscito a scappare, Kullervo ritrova la sua tribù e scopre che, in effetti, tutti sono ancora in vita – eccetto per la sorella, misteriosamente scomparsa e ritenuta morta. É proprio lei, sotto le spoglie di una mendicante, che Kullervo incontra sulla propria strada; senza riconoscerla, la seduce. La sorella, una volta resasi conto che il loro amore è stato incestuoso, si uccide gettandosi nel fiume.

Intanto, Kullervo giura vendetta alla famiglia di Untamo; i suoi familiari cercano di dissuaderlo e, non riuscendoci, finiscono per disconoscerlo. L’unica a rimanergli vicina è la madre, ma nemmeno il suo consiglio può nulla per fermare la furia di Kullervo. Usando la spada ricevuta in dono dal dio del tuono, Kullervo uccide la famiglia di suo zio Untamo.

Al suo ritorno, tuttavia, scopre che tutti i suoi familiari sono ormai cadaveri, compresa naturalmente la sorella. Kullervo interroga allora la propria spada e le chiede se sarebbe disposta a bere il suo sangue; poiché la spada accetta, dato che non ha importanza chi sia a venire ucciso tramite la sua lama, Kullervo si suicida gettandosi sulla spada stessa.

La storia di Kullervo, che prosegue fino al Runo 36 del Kalevala, può essere analizzata come il mito di un eroe dannato, o tragic hero. Come Väinämöinen stesso afferma alla fine della storia, Kullervo non era cattivo di natura; piuttosto, è stato il modo in cui è stato cresciuto, bistrattato e odiato, che l’ha reso prono alla furia e desideroso di vendetta.

Se prendiamo in considerazione le fasi del viaggio dell’eroe proposto da Joseph Cambell ne L’Eroe dai mille volti (1949), possiamo notare che Kullervo, quando è sottoposto alla tentazione della vendetta, non riesce a resistervi: fallisce e viene sopraffatto dalla sua stessa furia. Si tratta naturalmente di una figura archetipica, che dimostra come cedere alle passioni tipiche della natura umana abbia conseguenze negative; basti pensare ad Achille che, venendo offeso dall’oltraggio di Agamennone e covando rancore, causa la morte di Patroclo in battaglia. O ancora, ai numerosi racconti di vite dei santi che illustrano come il corpo mortale sia solo veicolo di tentazioni e sofferenze (esempi che già furono di Campbell, 1949: 186).

Ora, ovviamente non intendo affermare che George Lucas abbia scritto i personaggi di Anakin e Luke Skywalker avendo Kullervo in mente. Come ormai noto, il tramite tra Lucas e un enorme corpus di miti appartenenti a tutte le culture è stata appunto l’opera di Campbell; la ragione per cui le storie di questi tre personaggi si somigliano tanto è proprio il fatto che, secondo le teorie di Campbell, tutti gli eroi seguono nelle loro vicende lo stesso arco narrativo – appunto, il viaggio dell’eroe.

Tuttavia, le similitudini che è possibile individuare tra la storia dei protagonisti di Star Wars e l’eroe finnico Kullervo sono ben più numerose e diversificate; dall’essere nati in una condizione di schiavitù, all’essere dotati di speciali qualità magiche che li rendono temuti, alla lotta per ottenere il libero arbitrio e il governo della propria vita che è, in ultima analisi, il tema conduttore delle tre narrazioni.

In un certo senso, si potrebbe interpretare Anakin come un parallelo vero e proprio della figura di Kullervo; Luke, invece, è un eroe propriamente detto e, laddove Kullervo e suo padre hanno fallito, riesce a resistere alle tentazioni e – per usare la terminologia di Campbell – tornare al mondo dell’ordinario come Master of Two Worlds (1949: 212).
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La prima ragione della cattiva crescita di Kullervo è il disagio di non avere una tribù che lo supporti, la mancanza di vere radici. È la madre stessa di Anakin a dichiarare che there was no father (Star Wars Episode I: The Phantom Menace: 1999) e, lungi dall’essere una critica ai genitori single, la frase sta più ad indicare il fatto che Anakin non ha origini (e perciò legami) terrene. Per altro, Anakin abbandona comunque presto anche la madre. Luke, d’altra parte, vive con gli zii ed è orfano proprio in conseguenza di una guerra tra fratelli: You were my brother, Anakin grida Obi Wan nel duello finale de Star Wars Episode III: Revenge of the Sith.

Tutti e tre i personaggi sono poi ridotti a vivere in schiavitù; certo Luke non è ufficialmente uno schiavo, ma è comunque costretto a rimanere su Tatooine per aiutare gli zii, aventi una occupazione di apparentemente bassa levatura sociale (Star Wars Episode IV: A New Hope: 1977).

Anche il tema dell’essere temuti per le proprie qualità magiche accomuna i tre personaggi. Il Consiglio dei Jedi rifiuta ad Anakin di essere allenato come padawan da Qui-Gon Jinn, in quanto la sua affinità con la Forza è troppo grande; poiché Anakin è tanto preoccupato e ansioso per sua madre, inoltre, potrebbe facilmente cedere alle lusinghe del Lato Oscuro. Per quanto riguarda Luke, suo zio Owen lo trattiene come aiutante su Tatooine perché ne ha notata la somiglianza con il padre (Star Wars Episode IV: A New Hope: 1977).

Zio Owen cerca inoltre di dissuadere Luke dall’andare alla ricerca di Ben Kenobi; il quale, una volta rivelata al ragazzo la sua discendenza da un guerriero jedi, gli dona la vecchia spada laser che apparteneva al padre. Tanto quando l’antico coltello che Kullervo custodisce come ricordo della famiglia, o come la spada che più tardi riceve dal dio del tuono, la spada laser di Luke è uno dei talismani o artefatti che vengono donati all’eroe nella fase del viaggio denominata da Campbell Supernatural Aid (1949: 63-70).

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Luke riceve la spada laser di suo padre da Ben Kenobi, in A New Hope (1977)

Svolta cruciale nella storia di Kullervo è poi appunto scoprire che la sua famiglia di origine, quella di cui credeva perduto ogni ricordo con la perdita dell’antico coltello, è ancora viva; l’improvviso ritrovamento di un amore così totale e incondizionato come può esserlo quello dei familiari è ciò che Campbell descrive nella fase The Meeting With The Goddess (1949: 105).
Anakin torna su Tatooine e scopre che la madre si è risposata, e, dal primo matrimonio del marito, Anakin eredita un fratellastro (Star Wars Episode II: Attack of the Clones: 2002); la sua importanza sarebbe assolutamente secondaria, se non si trattasse di quello stesso Owen che proteggerà per molti anni Luke dalla vendetta di suo padre (Star Wars Episode III: Revenge of the Sith: 2005, e poi ancora Star Wars Episode IV: A New Hope: 1977).

Ed è appunto scoprire la (supposta) verità su suo padre come virtuoso cavaliere jedi, e trovare una figura paterna come Ben Kenobi, che fa apparentemente raggiungere a Luke Skywalker la stessa fase nel viaggio dell’eroe – salvo poi scoprire chi veramente sia suo padre e attraversare in Star Wars Episode V: The Empire Strikes Back uno dei più espliciti momenti di Atonement with the Father mai visti in narrativa (sempre un termine del volume di Campbell, 1949: 116-137).

La causa principale della rovina di Kullervo è però la sua furia, improvvisa e incontenibile, che prima lo porta a maledire la moglie di Ilmarinen e poi lo conduce a sterminare l’intera famiglia di Untamo. Allo stesso modo, è la rabbia di Anakin a trascinarlo verso il Lato Oscuro della Forza; come detto, al suo ritorno su Tatooine trova ad aspettarlo un patrigno ed un fratellastro. Viene anche a scoprire, però, che sua madre Shmi è stata rapita dai predoni Tusken.  Lo stesso Cliegg, il padre di Owen, ha perso le speranze di ritrovare la moglie (Star Wars Episode II: Attack of the Clones: 2002):

I don’t want to give up on her, but she’s been gone a month. There’s little hope she’s lasted this long.

Trovata la madre, ma vistala morire tra le proprie braccia, Anakin si abbandona alla furia omicida e stermina un intero villaggio di predoni Tusken. Il massacro che descrive riecheggia quello della famiglia di Untamo ad opera di Kullervo (Star Wars Episode II: Attack of the Clones: 2002):

I killed them all. […] And not just the men, but the women and the children, too. I slaughtered them like animals.

L’ultimo elemento della storia di Kullervo su cui vorrei porre l’accento è il tabù dell’incesto. Nel Kalevala, l’eroe e sua sorella non sono consapevoli del legame di sangue che rende incestuosa la loro relazione e, di conseguenza, è possibile biasimarli solo parzialmente per quanto accaduto. Il tabù sociale infranto è, tuttavia, così grave, che la sorella di Kullervo non riesce a sopravviverne la vergogna e come detto si suicida. Questo episodio è forse la ragione principale per cui Kullervo può, al pari di Edipo, essere ritenuto un tragic hero; vale a dire, un anti-eroe il cui destino è regolato da un fato avverso e che, appunto, non è del tutto responsabile della propria sventura (qui la definizione su TV Tropes).

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Leia bacia Luke in The Empire Strikes Back (1980)

Su questo punto, le storie di Anakin e Luke Skywalker non coincidono del tutto con quella di Kullervo. La relazione tra Luke e sua sorella gemella Leia è limitata, almeno nella pellicola Star Wars Episode V: The Empire Strikes Back a un bacio che, seppure non è casto, sembra avere come scopo (se non altro da parte di Leia) solo il far ingelosire Han Solo. Alcuni prodotti narrativi appartenenti all’universo espanso legato a Star Wars sembrano suggerire tuttavia che la relazione tra i due fratelli sia stata più profonda e motivata da un sincero interesse passionale (qui su TV Tropes). Quel che è certo, è che perfino un semplice bacio, all’inizio degli anni Ottanta, ha scatenato un certo scalpore allorché appunto si è scoperto il legame di parentela. Considerando che George Lucas decise solo in seguito di rendere Luke e Leia fratelli, però, non mi sentirei di considerare questa relazione incestuosa, per quanto esplicita, alla pari di quella tra Kullervo e sua sorella.
Oltretutto, i protagonisti stessi non sono turbati dall’accaduto; Luke si limita ad informare Leia della loro parentela solo con lo scopo di rassicurarla riguardo al fatto che entrambi possiedono uno speciale legame con la Forza. Anziché gettarsi in un fiume per la vergogna, Leia risponde solo (Star Wars Episode VI: Return of the Jedi: 1983):

I know. Somehow, I’ve always known

Diverso è il caso di Anakin Skywalker. Benché infatti non via sia nessun esplicito caso di incesto nella sua storia, la relazione che intrattiene con Padmé Amidala può essere interpretata a mio parere come relativamente incestuosa. Anzitutto, quando Padmé e Anakin si conoscono, la differenza di età tra i due è di ben cinque anni e il piccolo Anakin, (che ha solo nove anni ed ha dovuto abbandonare la madre su Tatooine) viene accudito da Padmé in maniera quasi materna. Quando in seguito i due si reincontrano, dieci anni dopo, la differenza di età sembra non costituire un problema e tra i due nasce l’amore. Quel che sembra un buco di sceneggiatura, ovvero che Anakin si ritrovi innamorato di Padmé tutto d’un tratto poco dopo averla rivista, senza che ci sia un vero crescendo di sentimenti, potrebbe essere spiegato con una sorta di ossessione edipica che, mai del tutto svanita, si risveglia.

Di per sé, quanto detto non sarebbe comunque sufficiente a sottintendere un rapporto spiritualmente incestuoso; tuttavia, la figura di Padmé sembra inestricabilmente legata a quella della madre di Anakin. È infatti accompagnato da Padmé che Anakin ritorna su Tatooine, ed è a lei, come detto, che confessa il massacro dei predoni Tusken (Star Wars Episode II: Attack of the Clones: 2002), causato dalla furia per la morte della madre. Non appena cessano le premonizioni di Anakin riguardanti le sofferenze di sua madre, inoltre, iniziano quelle legate a Padmé e, forse non a caso, riguardano proprio il momento del parto (Star Wars Episode III: Revenge of the Sith: 2005).

Da ultimo, il forte attaccamento alla madre è la principale ragione per cui Yoda e i jedi del Consiglio rifiutano a Qui-Gon Jinn il permesso di allenare Anakin. Il legame tra Anakin e sua madre è, così, visto quasi al pari di un tabù sociale, per lo meno all’interno dell’ordine jedi: così come lo è sterminare i predoni Tusken, cedendo alla rabbia, e anche avere un legame sessuale con una donna e generare dei figli.

La differenza principale tra Anakin e Kullervo, perciò, per quanto riguarda il tema dell’incesto, è a mio parere da individuarsi nel fatto che il giovane Skywalker è consapevole di stare infrangendo le regole. Di conseguenza, la sua classificazione come tragic hero è discussa; Anakin è almeno in parte ragione della propria stessa sventura e dovrebbe dunque intendersi come fallenanti-hero (qui la definizione su TV Tropes).

I tre personaggi di Kullervo, Anakin e Luke Skywalker, perciò, condividono l’uno con l’altro almeno tre dei motivi archetipici presenti nelle loro storie; l’incesto inteso come rottura di un tabù sociale, come appena detto, il fatto di essere nati schiavi e di essere privi di una famiglia, e il fatto di subire la tentazione di abbandonarsi alla furia.
Dei tre, appunto, solo Luke è in grado di dominare l’impeto distruttivo, e comunque solo dopo essersi lasciato trascinare dallo stesso, abbandonando il proprio allenamento jedi (un percorso di crescita interiore e spirituale più che un vero allenamento fisico) per andare a salvare i propri cari (Star Wars Episode V: The Empire Strikes Back: 1980).

Come detto, comunque, quella di Lucas non è una citazione consapevole del mito di Kullervo; si tratta piuttosto della manifestazione combinata di influenze narrative e motivi ancestrali ricorrenti.

Ora, torniamo un attimo indietro.

Ho iniziato questa miniserie, Kullervo colpisce ancora, chiedendomi se avesse senso cercare di decidere se Star Wars fosse un’opera fantasy o di science fiction, e nel caso quali fossero le caratteristiche peculiari dei due generi. Nel corso di questi articoli è venuto fuori che, dopotutto, un certo tipo di fantasy ed un certo tipo di fantascienza non sono poi così dissimili, e tendono ad avere una comune derivazione mitologica. Quindi, il problema sembra risolto: Star Wars è sia sci-fi che fantasy e il monomyth scorre potente nella sua trama.

Ma questa miniserie non è ancora finita – di Star Wars ne è appena uscito un altro, e sarà meglio assicurarsi che non siano cambiate le carte in tavola proprio mentre analizzavo vecchia e nuova trilogia. La forza si è svegliata, e ne parlerò nel prossimo articolo di questa miniserie.

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