Autoerotismo: gli italiani lo fanno meglio – ma solo in compagnia | STREAM!

Questo articolo è apparso su The STREAM! Magazine il 31 Maggio 2016.
STREAM! era un magazine online non profit che si occupava di femminismo, empowerment, uguaglianza e pari opportunità.

Maggio è stato il mese della masturbazione, e siccome si tratta di un argomento piccantino e si presta ad headline smaliziate, ecco che ne hanno parlato tutti – o quasi. L’autoerotismo sembra ormai sdoganato: non è più l’onta del socialmente disadattato, che deve fare di necessità virtù quando si trova da solo nella sua cameretta per tante ore. Come correre da soli alle sei di mattina, che ora si chiama jogging, o andare a fare la spesa in tuta, che ora è active wear, darsi piacere da soli pare essere l’ultima frontiera del benessere personale e della cura di se stessi. Ne ha parlato perfino Wired, già nel 2014, raccontando della maratona di masturbazione che si tiene a San Francisco – e, nemmeno a parlarne, l’articolo è stato ricondiviso quasi seimila volte. Ventun’anni dopo l’istituzione dell’International Masturbation Month, però, la masturbazione non è ancora libera del suo stigma sociale – per lo meno in Italia.
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La Stampa elenca i risaputi benefici del toccarsi (ma va bene, perchè repetita iuvant) e Internazionale propone in italiano un articolo dell’analista di dati del Guardian, Mona Chalabi – intanto, però, più di quattromila italiani tra i 16 ed i 34 anni dichiarano di non aver mai provato a darsi piacere da soli e di non essere interessati. Altri cinquecentotrenta ammettono altrettanto di non essersi mai masturbati – ma, per lo meno, rimangono aperti alla possibilità.
I dati provengono dal sondaggio Generation What?, prodotto dalle aziende francesi Upian e Yami2 e condotto online in collaborazione con diverse emittenti europee, e vanno naturalmente presi con le pinze. Come spiega la Rai sul sito stesso, non si tratta di una indagine statistica propriamente detta: non vi è alcun controllo sul campione di intervistati per far sì che esso sia omogeneo e rappresenti davvero l’orientamento della popolazione italiana. Inoltre, i dati vengono aggiornati in tempo reale – il che vuol dire che, quando questo articolo raggiungerà i nostri lettori, la situazione potrebbe essersi stravolta in assoluto favore delle performance da solisti. Per ora, tuttavia, non sembra il caso, con buona pace di certe cifre da capogiro riferite da alcuni studi, soprattutto per quanto riguarda le donne.
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Vi ricordate l’azienda svedese LELO, quella del massaggiatore intimo ad attivazione sonora venduto in cofanetto con l’ultimo CD degli Elii? Secondo un articolo pubblicato a maggio sul loro blog, il 90% delle donne indulgerebbe nell’autoerotismo. Forse in Svezia, ma a quanto pare non in Italia: nel momento in cui prepariamo questo articolo, il 24% delle intervistate tra i 16 ed i 34 anni non ha mai provato ad accarezzarsi in certe zone e non ha intenzione di farlo – più del doppio della percentuale maschile per la stessa categoria. Se poi ci si concentra solo sulla fascia tra i 16 ed i 17 anni, la percentuale sale al 43% – sommata a quelle che non hanno mai provato ma sarebbero interessate (4%), e a quelle che per provarci ci hanno provato, ma non lo rifarebbero (7%), si supera la metà del campione. Quindi, su circa tremila intervistate, solo poco più di 1300 sembrano conoscersi e avere un buon rapporto con il proprio benessere sessuale – senza contare tutte le persone che hanno preferito saltare la domanda.
Certo, si parla di ragazze molto giovani – salendo di età, aumenta anche la percentuale di soddisfazione masturbatoria – e, certo, si parla di un paese cattolico e tradizionalmente votato al bigottismo, per lo meno in certe aree. Purtroppo, nella maggior parte dei paesi europei in cui Generation What? è stato proposto, le risposte ottenute sono ancora troppo poche per un confronto.
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La ricerca del piacere in solitario è uno strumento importante per conoscersi e scoprire i propri gusti; è la chiave per il benessere psicofisico quando si è single, ma anche per rapporti sessuali più soddisfacenti in compagnia. L’apparente apertura della stampa italiana, però, non rispecchia una reale normalizzazione dell’argomento – e quando, l’anno scorso, l’OMS ha osato indicare la masturbazione tra i temi dell’educazione sessuale e affettiva proposta nelle scuole, apriti cielo. Associazioni di genitori hanno gridato allo scandalo, sostenendo che si volesse insegnare a masturbarsi ai bambini, con tanto di prove pratiche. Guardacaso, un polverone mediatico simile a quello che, nel 1994, ha travolto l’allora chirurgo generale degli Stati Uniti. Durante una conferenza ONU, infatti, la dottoressa Elders ha suggerito che l’autoerotismo fosse parte di ciò che deve essere insegnato nell’ambito dell’educazione sessuale. Un suggerimento che le è costato la nomina, e che di ritorno ha ispirato proprio quel mese della masturbazione di cui dicevamo.
L’atteggiamento della nostra società, insomma, ancora nel 2016 somiglia a quello degli oltre cinquecento giovani italiani che sì, hanno provato a toccarsi – ma non lo rifarebbero: l’autoerotismo va bene, ma si sta meglio senza.
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Il grafico proviene da Generation What?, e si può trovare qui.
I meravigliosi disegni sono invece opera del gentilissimo Pornobello, e utilizzati con il suo permesso. Una geometria erotica, ma non volgare – per non dimenticarci che il nostro corpo e il sesso sono prima di tutto uno strumento di piacere.